Mese: Luglio 2016

Malaga devastata

Era il lontano 2010, vacanza estiva in Andalusia. 8 persone, 6 città, 10 giorni e qualcosa come 860 Km. La quarta tappa di questo indimenticabile viaggio era Malaga, tranquilla località marittima di piccole dimensioni ma grande valore culturale e turistico.

L’atmosfera all’interno del gruppo non era delle migliori e nonostante fossimo a metà vacanza, le tensioni, idiote, avevano già raggiunto un livello medio.

Dopo qualche centinaia di chilometri di autostrada, da Granada, abbiamo potuto distenderci per qualche minuto sul letto dell’hotel e la sua morbidezza ci aveva presi in ostaggio, togliendoci gran parte della voglia di uscire.

 

E’ proprio così che funziona la vita, forse seguendo le leggi di Murphy o forse la teoria delle basse aspettative: quando meno te l’aspetti, quando cerchi di evitarla, ecco che la serata memorabile viene ad abbracciarti.

 

Non mi sentivo bene, ero stanco e svogliato e volevo solo stare a letto ma le suppliche (o gli insulti) di alcuni altri componenti del gruppo mi hanno ricordato che ogni lasciata è persa, quindi ho raccolto quello che rimaneva delle mie energie e siamo andati a prendere il bus, con l’intenzione di andare a cena e rientrare presto.

Non ricordo dove abbiamo cenato, ma ricordo benissimo che dopo cena le tensioni sono riaffiorate, per le difficoltà che abbiamo incontrato nel trovare un bar dove poter bere una birretta in tranquillità prima di rientrare. Eravamo tutti stanchi ed intolleranti, quindi ogni locale aveva qualcosa che non andava: la musica, le dimensioni, il numero di presenti, i prezzi.

 

Il destino ha voluto che tutte queste lamentele ci facessero rimbalzare da una Calle ad un altra come delle trottole, senza poter scegliere il nostro tragitto e pronte a scontrarci gli uni con gli altri, fino al momento in cui abbiamo imboccato Calle de Santa Lucia.

 

Quasi grazie ad un’illuminazione divina ci fermiamo davanti ad un locale che ad un ottimo prezzo d’ingresso offriva un drink omaggio ed aveva un attraente estetica moresca, credo si chiamasse Opium (ora Sala Wenge) quindi decidiamo di entrare.

La musica selezione del DJ andava dalla dance commerciale al latino, un classico per i locali andalusi, ma perfetto per far muovere chiunque, specialmente se svogliato. Bevendo il long drink compreso nei 3 euro dell’ingresso, riusciamo ad apprezzare le coloratissime lampade arabe che pendono dal soffitto, i mosaici che adornano le colonne, gli interni del locale e, più di tutto, la barista. Gli altri clienti erano carini e tranquilli, tanti ma non troppi, tanto che prendiamo coraggio ed iniziamo a muoverci anche noi.

 

Fabio decide di offrire uno shot di Tequila a tutti, la serata si può dire davvero iniziata. Dopo quel giro di tequila, infatti, decido di offrirne uno io, poi Giorgio, Sara, Emil, Sara e poi ancora Alice, per un totale di 7 bicchierini a testa. Durante questo lasso di tempo, indefinito ed immisurabile, si conferma il nostro sospetto che il locale ha una clientela omosessuale che non apprezza per niente la nostra rumorosità e “dinamicità” (leggi molestia).

Alcune Tequilas
Alcune Tequilas

Manca ancora un giro, Matteo B non vuole essere da meno, ma non riuscirà a contribuire come gli altri. Mi ricordo di essere cinto e condotto al bancone, probabilmente da Emil, dove una fila di bicchierini pieni ci attende. Niente rituale sale e limone, tutti prendono un bicchiere e bevono, mi devo essere perso qualcosa. Faccio lo stesso. Non è Tequila,in preda ai brividi appoggio il bicchiere mi volto verso gli altri, con un’espressione che spinge qualcuno a spiegarmi “è Jack Daniels, non avevano più tequila e quindi…”.

Matteo B che, diabolico, ci invita a consumare il giro da lui offerto
Matteo B che, diabolico, ci invita a consumare il giro da lui offerto

 

Il tempo ricomincia a comprimersi, le ore passano veloci come minuti ed i ricordi che ho adesso sono frammentari e confusi.

La mia memoria riprende una certa integrità da quando il locale chiuse e lo staff ci spinse fuori, tutti gli altri clienti se n’erano già andati per colpa nostra, e la nostra follia si sparse per le strade.

 

Sono l’ultimo ad uscire ed appena faccio il primo passo nella Calle, vengo sorpreso dalle fragorose risa dei miei amici, accese da due di loro che correvano in giro con qualcosa in mano.

Mi avvicino a quei 7 pazzi italiani illuminati dalla luce rosea dell’illuminazione pubblica, barcollanti e lacrimanti dalle risa, riesco a riconoscere cha l’oggetto che una Sara teneva in mano era un quadro, ma mi ci vollero alcuni secondi per poter mettere a fuoco la scritta:

 

 

Sembrava di vivere una barzelletta, un furto decisamente stupido, ma a dir poco esilarante per il livello alcolemico che raggiungevamo in quel momento. Il fatto fu come gettare benzina sul fuoco e ci diede la carica per fare i vandali nelle calles del centro storico.

Abbiamo suonato campanelli e mandato a quel paese chi si affacciava alle finestre per lamentarsi, abbiamo spostato i bidoni della spazzatura per coprire le ragazze che la facevano in un angolo (sull’esterno di un chiesa) e percorso chilometri intonando cori da stadio (in realtà continuavamo a fare su e giù la stessa via, ma non potevamo capirlo allora).

Il famoso cartello
Il famoso cartello

La confusione che facevamo aveva attratto diversi spacciatori di droghe più o meno leggere, uno dei quali, Juan disse di chiamarsi, venne obbligato a ballare con noi, strattonato e spintonato per poi essere congedato, ovviamente, con un fragoroso Vaffanculo. Un altro, più fortunato, cercò di vendere della Marijuana a Fabio C, che rifiutò, ma almeno gli offrì, e la fumò con lui, una sigaretta.

 

Quando iniziamo a riacquisire una leggera lucidità, veniamo spaventati da luci lampeggianti in lontananza, che si riflettevano sulle vetrine, i muri e le pozzanghere del labirinto di Calles nel quale ci eravamo persi.

Inizia il panico: qualcuno delle vittime del degrado ha chiamato la polizia, è ora di scappare. Iniziamo a correre e vagabondare, ridere e disperarci per la nostra sorte, finchè non raggiungiamo, finalmente, il vialone centrale. All’estremità opposta della strada, alcune auto della polizia. “Ci hanno circondato!”.

“Non è possibile che abbiano organizzato tutta sta cosa solo per qualche campanello suonato” commenta qualcuno, “possiamo sempre dire che non eravamo noi” dice qualcuno, “ma si sono affacciati alla finestra e li hai mandati a cagare urlandogli in faccia” risponde qualcun altro. Decidiamo molto coraggiosamente di ritornare all’interno del labirinto e di tentare una nuova fuga, ma anche alle nostre spalle la via sembra sbarrata ed un rumore assordante, insieme a luci lampeggianti, si fa sempre più vicino.

Interminabili secondi di terrore più tardi scopriamo che a causare il trambusto era il camioncino che pulisce le strade del centro storico: la sua vista ci rincuora e suggerisce che tra poco albeggierà, decidiamo quindi di andare verso la stazione degli autobus, ma non è ancora finita.

 

Io, Fabio e Giorgio abbiamo dovuto fare l’ultimo sforzo di lottare con un losco figuro che voleva portarci ad una festa con “roba buona e ragazze” a casa sua, venuto ad invitarci proprio durante la nostra minzione in un angolo buoi della stazione.

Fortunatamente io e Fabio siamo stati veloci nell’espulsione ed abbiamo lasciato Giorgio, con i nostri migliori auguri, a vedersela con il personaggio. Menomale che ci sono gli amici!

Prima di andarcene da Malaga c’è stato un altro momento memorabile, ma questo post è già abbastanza lungo, chissà che non riesca a raccontarlo in futuro.

© 2019 Caporale Matteo.