Mese: Aprile 2016

Verdammten Verrückten!

Vor einigen Tagen hat ein Freund von mir, A.F., Geburstag: auf dieses Grund mochte ich den Blog beginnen mit diese Geschichte, wo er Schuldig war.

Wir waren am Gymnasium, es war das letzten Jahr, und wir fuhlte wie wir die Chefs der Schule: die Schulwarten waren unser Freunden, die Assistenten hatten kein Macht mehr, die Sekretärinen arbeitete für uns. Eine sehr bequem Situation, aber auch gefährlich, weil die den Wahnsinn von die rühigen Schulern ausbringt.

 

piano interrato

Das Gymnasium hat zwei Turnhallen: eine “grosse” am Erdgeschoss, ihr könnt ahnen die Dimensionen und Ausstattung die hat , und eine “kleine” am Etage -1, die wirklich war ein frei Raum wo man einigen Aktivitäten machen kann. Diese zweite Turnhalle hat zwei Eingangen (jetzt betrachten ich nicht die Notfall Ausgang) die in dasselbe Korridor waren und es wurde von eine behinderte, aber sehr strenge und eifrige, Schulwarten bewacht.

A = Kleine Turnhalle
B = Korridor
C = Notfall Ausgang
D = Umkleideraum

Während eine nicht interessant Athletik Unterricht, ich, A.F. und D.C. gingen von die grosse Turnhalle zu die kleine um Fussball zu spielen. Wir waren zu laut, so wenigen Minuten später die Schulwarten kam in unsere Richtung und gerade schrie “nooooooo Jungs, geh zuruck!”. Ich dachte die Party beendet war, aber alles beginnt damals.

Ich war gerade spazieren wann ich in A.F. und D.C. Augen ein Funke sah. Sie planten etwas und ein Böse Lächeln erschien uber ihren Gesicht, dann lieft Sie zu die zweite Tur und in den Korridor, weit von R. (die Schulwarten) und ihre Blickfeld (schon reduziert). Wann ich erreichte ihnen, den Lächeln wurde ein lautes Lachen: sie waren aufgeregten, euphorisch und hervorgehoben, aber Ich könnte nicht den Grund verstehen. Als R. kam nah, die Jungen lieft durch den ganz Korridor und ging zuruck in den Turnhalle, und ich mit ihnen.

Als sie waren zuruck in die Turnhalle, began sie wieder Fussball zu spielen, aber R. gab nicht ihre Mission auf, spaziert den ganz Korridor und zuruck in dem Raum, gerade schrie “noooooo Jungs, geh zuruck!”. Die zwei Teufel war nicht fertig mit ihr und liefen noch einmal in den Korridor, holte den gleichen Weg als früher wieder. Der Komisch Tanz ging gleich für die ganze Stunde, dann die Klingel klingt und R. benutzte ihre letzte Möglichkeit: sie wartete uns vor den Tur der Umkleideraum. Wir hatten auch nur eine Möglichkeit, um von R. zu entkommen: den Notfall Ausgang. Wir ging durch den Notfall Ausgang zu dem Schulepark und, um unseren Weg verstecken, wir betätigte den Feuerlöschen und füllte die kleine Turnhalle mit dick, weiss Pulver.

So beendete die epische Konfrontation und wir gewann unsere Freiheit zu Scheiße bauen, aber die Schulwarten R.  war die real Siegerin: sie bewies dass nicht die Beine, sondern die Zähigkeit, die Lebenskraft, die Ausdauer den Mann bewegen. “Ich werde euch irgendwann fangen, Verdammten Verrückten!”

Damn Vandals!

In occasion of my friend A.F.’s birthday, I begin the blog with a story in which he’s the bad guy.

We were at the High School, maybe the last year, and we felt like the owners of the building: the jaintors were our friends, professor’s assistants had no more power, the secretaries were at our service. A very quiet situation, but also very dangerous as it brings out the crazy part of every nice and shy guy.

piano interrato

The school had two gyms: the “big one” at the first floor, with the dimensions and the equipment you can imagine, and the “small one” in the basement, an empty room with some tools, where just few activities were done.
This “second” gym had two entrances (not considering the emergency exit) from the same corridor and was guarded by a lady janitor with a some handicaps (she could walk with difficulties) but a determination and a severity that everybody envied.

A = Small Gym
B = Corridor
C = Emergency Exit
D = Changing Room

During a boring Athletics lesson, me, A.F. and D.C. went downstairs to play in the “small gym” but the noise we were making quickly activated the janitor (R.), who came in our direction screaming “noooo guys, go upstairs now!”. “Ok boys” I though “the good time is over”, but then something crazy happened.

While heading for the stairs, I noticed a strange spark in A.F.’s and D.C. eyes, something dark, like they were planning something; after few moments, a sinister smile appeared on their faces and in a flash they run towards the second entrance, away from R. and her already reduced sight. I reached them in the corridor, where they were laughing loudly, exited, adrenalinic, and ready to sprint again. As R. approached the same entrance, indeed, they ran along all the hallway and went back to the “small gym” and continued playing as nothing happened. Some minutes later, the janitor had walked all the corridor and entered again the gym from the first entrance screaming “nooooooooo guys, nooooo” (she couldn’t spell many words, poor lady): ready to act, we ran again towars the other entrance and the previous scene repeated. R. was smart, she tried catching us by changing her direction or stopping in the middle of the hallway, but our physical superiority was decisive in this battle.

This crazy dance continued for a while, until we heard the bell telling us it was time to go back to the classroom. At this time, the janitor used her best card, waiting for the boys at the entrance of the changing room: “Great move, R., you show once again your tenacity and your value, but this is not our time” said one of us, pointing his finger to the emergency exit. Our counter-move was using the fire door, so we escaped through the school park and we covered our path actionating a fire estinguisher, which covered the entire “small gym” with dense, deep, white dust.

We won that battle, thanks to our physical power and health, but it was R. the moral winner: she proved that despite her legs and other body malfunctions, the human is moved by tenacity, perseverance, determination, and”sooner or later I will catch you and hit you with my broom, damn vandals!”

Maledetti Vandali!

In occasione del compleanno del mio amico A.F., inizio a popolare il blog con una storia che lo vede attore colpevole del misfatto.

Eravamo al liceo, credo fosse l’ultimo anno, ed ormai ci sentivamo padroni dell’edificio: i bidelli erano amici, gli assistenti non avevano più alcun potere, le segretarie dell’istituto ci sembravano al nostro servizio. La situazione di agio nella quale anche i ragazzi tranquilli, o timidi, o solitamente sedati, tirano fuori la componente folle che è in loro, diventando vandali senza cuore.

mappa pianoLa scuola era dotata di due palestre: una”grande” al piano terra, con le dimensioni e le dotazioni che potete immaginare, ed una “piccola” al piano interrato, che non era altro che uno spazio arrangiato nel quale venivano svolte alcune attività. Questa seconda “palestra” aveva due ingressi (senza contare l’uscita di emergenza) che davano sullo stesso corridoio ed era custodita da una bidella con diversi handicap, tra cui uno motorio abbastanza importante (zoppicava), ma una tenacia, determinazione e severità invidiabili.

A = Palestra piccola
B = Corridoio
C = Uscita di emergenza
D = Spogliatoi

Durante una lezione di educazione fisica poco interessante io, A.F. e D.C. ci eravamo presi la libertà di abbandonare la “palestra grande” e di andare in quella “piccola” a cazzeggiare con diversi attrezzi, palloni etc, aspettando la campanella. Dopo 20 minuti goduti a pieno, i nostri schiamazzi hanno attivato l’udito della bidella, che avvicinandosi iniziò ad ammonirci urlando “ragazzi non potete stare lì! andate su!”. Quando sembrava che la pacchia fosse finita, successe l’inaspettato.

Iniziando ad incamminarmi, colgo una scintilla negli occhi di A.F. e D.C., che si guardano negli occhi tramando qualcosa. Un ghigno malefico si dipinge sul loro volto ed in un lampo iniziano a correre verso il secondo accesso alla palestra, scappando dai rimproveri di R. e dal suo campo visivo (già decisamente ridotto). Io, sorpreso, mi attivo e li raggiungo in corridoio, dove il loro ghigno è diventata una fragorosa risata satanica. Sono adrenalinici, eccitati, ma ancora non capivo il motivo. Pochi secondi e si sentono i passi di R. che si avvicina al grido di “noooo, ragazzi” (non vi ho detto che parlava molto bene, vero? povera ragazza). A questo segnale i ragazzi ripartono, corrono lungo tutto il corridoio e rientrano in palestra dal primo ingresso, io li inseguo. Ritornati in palestra si rimettono tranquillamente a giocare, sicuri di avere diversi minuti di vantaggio sulla inseguitrice. R. non demorde e dopo aver percorso anche lei tutto il corridoio, entra in palestra e di nuovo “noooooo ragazzi, andate suuuuu”. I due satanassi, ombra oscura dei cari ragazzi che sempre erano stati, ricominciano a correre verso il secondo accesso, ripetendo la strategia utilizzata in precedenza. Dopo un paio di giri di pista, però, R. capisce il trucchetto e cambia il senso di marcia intrappolandoli ora in corridoio, ora in palestra. Iniziò così una danza che tra urla, risate, abbandono e ripresa dei giochi in palestra, occupò tutto il resto dell’ora fino al suono della campanella, che in quella circostanza fu più un gong di fine incontro. Non era ancora finita, perchè R., astuta volpe, giocò l’ultima carta aspettando i ragazzi davanti agli spogliatoi, non sapendo che anche anche loro hanno un asso nella manica: loro, infatti, rimandarono il faccia a faccia scappando dalla porta anti-incendio che dava sul parco e, dopo aver azionato un estintore a polvere riempiendo la palestra di fumo bianco, fecero perdere le loro tracce.

Finiva così un’epico scontro nel quale noi si avevamo vinto la libertà di continuare a cazzeggiare, di continuare ad essere boss a scuola, ma del quale era stata R. la vincitrice morale: aveva infatti dimostrato che nonostante le gambe, la vista ed altri problemi fisici a muovere l’uomo è la tenacia, la perseveranza, la grinta, perché “cazzo prima o poi vi prendo a legnate, maledetti vandali”.

© 2019 Caporale Matteo.